Il dispensario di Bozoum si trova sotto la missione ed è una struttura che potrebbe essere paragonata ad un ambulatorio. E’ piuttosto grande ma purtroppo, siccome al momento ci siamo solo io e suor Lydie, utilizziamo solo una stanza. La settimana scorsa è arrivato Alberto, un volontario italiano che lavora come dentista a Buar, una città non molto lontana da qui, per visitare i pazienti di Bozoum. Infatti, una stanza del dispensario è adibita a studio dentistico ma purtroppo, siccome mancano volontari, non viene quasi mai usata.
Appena arriviamo al dispensario ogni mattina, alle 7.30, ci accoglie Erithiene, un bimbo di 3 o 4 anni.
- Marta! Marta!
Arriva saltellando dalla sua capanna che si trova sotto il dispensario. Si toglie le ciabatte e sale per gli scalini del dispensario. Una mattina era piuttosto agitato tanto che è riuscito a far arrabbiare suor Lydie ed è tornato a casa piangendo. La mamma, arrabbiata, è uscita dalla capanna e ha urlato qualcosa in sango.
- Mi sa che la mamma è un po’ arrabbiata. Appena finiamo di lavorare facciamo un passo da loro per risolvere la situazione.
Finiamo di lavorare per le 12.30, dopodiché scendiamo e arriviamo alla sua capanna.
- Erithiene!
Il bimbo esce dalla capanna con quel sorriso con cui ci accoglie ogni mattina.
- Sono venuta per scusarmi! - dice la suora
- Tènè ada ape, ma soeur! - Non c’è problema.
Ci sporgiamo per vedere se la mamma era nella capanna. Lei, da seduta, alza un poco la testa per vederci ma non si alza. Aveva il viso raggiante. Entriamo nella capanna e ci sediamo vicino a lei. La suora e la mamma si scambiano qualche parola in sango, dopodiché la suora mi guarda.
- La mamma ha partorito.
- Quando? - Le chiedo.
-Poco fa!
La mamma mi porge il fagotto che era ai suoi piedi e che non avevo ancora notato. Un bimba, mi dice. Non potevo crederci, avevo capito male? Sposto il cappellino per vedere come era la testa… proprio come quella di un bambino che era nato da poco. La mamma ci dice che ha partorito da sola, poi ha mandato i bimbi a chiamare la sorella perché la aiutasse con il cordone e la placenta.
Il giorno dopo le portiamo del sapone e un po’ di zucchero.
- Avete già scelto il nome?
- Io non lo ricordo… Erithiene però lo sa! - ci dice la mamma.
- Erithiene, iri ti molenge? - “Come si chiama la bimba?"
- Martha!!!
I gemellini di cui avevo parlato nel post precedente crescono pian pianino. Ma hanno già fatto un grande progresso. La prima volta che li abbiamo pesati al dispensario, dopo dieci giorni dalla nascita, non avevano preso un etto. La bimba pesava 1950 grammi e il piccolo 2100. Siccome prendevano molto latte della mamma, e non avendo un latte apposta per neonati prematuri, abbiamo aiutato la mamma a nutrirsi meglio. Carne, riso, pesce… e dopo una settimana entrambi hanno preso 200 grammi. Un buon risultato! Sono davvero forti! Dopo più di una settimana anche loro ricevono il nome: Marta e Marco!
In questi giorni sono stata a Yolè, a pochi chilometri da Buar, a circa 90 km da Bozoum, ospite in un seminario minore gestito sempre dai carmelitani nel mezzo della savana centrafricana. La strada che ci separa da Buar non è diversa da quella per Bossentélé a parte l’ultimo pezzo. Parto alle 7 del mattino di domenica con P. Marcello, superiore della Yolé e venuto a Bozoum per un corso per le coppie che vogliono sposarsi. Carichiamo delle coppie che vengono da qualche villaggio della brousse e partiamo. Per strada, ci fermiamo per celebrare la Messa in un villaggio in una cappella costruita da mattoni di terra e paglia. La gente ci viene incontro con gioia; infatti era da 5 anni che non veniva celebrata Messa in quel villaggio.
Arriviamo alla Yolè per pranzo. Il seminario accoglie più di 60 ragazzi dall’ultimo anno della scuola elementare all’ultimo anno del liceo e fa parte di un complesso che contiene altri due seminari, quello francescano e quello diocesano. Conosco un altro padre missionario italiano e altri centroafricani e faccio conoscenza con alcuni ragazzini.
Al mattino vado al dispensario del posto con una delle quattro suore indiane che stanno in seminario e conosco altre realtà. La sera, alcuni seminaristi del liceo tirano fuori il telescopio per osservare la Luna; il cielo infatti è stupendo e ci offre uno spettacolo meraviglioso.
Al ritorno viaggio con P. Norberto. Visito il seminario di S. Elia e una missione in cui svolgono servizio delle suore italiane nelle scuole e in un dispensario del posto. Lungo la strada ci fermiamo in altri villaggi per salutare e caricare un po’ di gente tra cui una mamma che tiene in braccio il suo bimbo di poche settimane e che viaggia accanto a me; sulle gambe porto l’altro suo bimbo che a sua volta tiene in braccio una ventina di uova. Tra una buca e l’altra parte del mio pensiero va al bimbo, l’altra alle uova.
Siamo ancora sulla strada quando scende il buio. I fuochi sono già accesi davanti alle capanne che costeggiano la strada. Tra un villaggio e l’altro, il nulla, se non la strada, qualche ponte dalle assi traballanti e la vegetazione della savana.
Come in Italia sta arrivando la primavera, qui la stagione delle piogge si avvicina. Ogni tanto, il cielo è minacciato da qualche nuvola e l’umidità e il caldo aumentano sempre di più, ma per adesso, almeno qui a Bozoum, non piove da Novembre. Oggi siamo arrivati a 38 gradi. Insieme al caldo, arrivano anche i manghi e da qualche giorno è iniziata la raccolta.
| Erithiene |
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| Al dispensario! |
| I bambini che vengono a salutarci al dispensario appena finisce la scuola |
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| Cappella del villaggio nella brousse |
| Pronti per la Messa |
| Seminario minore Yolè |
| Piccoli pastori m'bororo |


