mercoledì 15 marzo 2017

Nuove nascite e visita alla Yolè





Il dispensario di Bozoum si trova sotto la missione ed è una struttura che potrebbe essere paragonata ad un ambulatorio. E’ piuttosto grande ma purtroppo, siccome al momento ci siamo solo io e suor Lydie, utilizziamo solo una stanza. La settimana scorsa è arrivato Alberto, un volontario italiano che lavora come dentista a Buar, una città non molto lontana da qui, per visitare i pazienti di Bozoum. Infatti, una stanza del dispensario è adibita a studio dentistico ma purtroppo, siccome mancano volontari, non viene quasi mai usata.

Appena arriviamo al dispensario ogni mattina, alle 7.30, ci accoglie Erithiene, un bimbo di 3 o 4 anni.
- Marta! Marta! 
Arriva saltellando dalla sua capanna che si trova sotto il dispensario. Si toglie le ciabatte e sale per gli scalini del dispensario. Una mattina era piuttosto agitato tanto che è riuscito a far arrabbiare suor Lydie ed è tornato a casa piangendo. La mamma, arrabbiata, è uscita dalla capanna e ha urlato qualcosa in sango.
- Mi sa che la mamma è un po’ arrabbiata. Appena finiamo di lavorare facciamo un passo da loro per risolvere la situazione.

Finiamo di lavorare per le 12.30, dopodiché scendiamo e arriviamo alla sua capanna.
- Erithiene!
Il bimbo esce dalla capanna con quel sorriso con cui ci accoglie ogni mattina. 
- Sono venuta per scusarmi! - dice la suora
- Tènè ada ape, ma soeur! - Non c’è problema.
Ci sporgiamo per vedere se la mamma era nella capanna. Lei, da seduta, alza un poco la testa per vederci ma non si alza. Aveva il viso raggiante. Entriamo nella capanna e ci sediamo vicino a lei. La suora e la mamma si scambiano qualche parola in sango, dopodiché la suora mi guarda. 
- La mamma ha partorito.
- Quando? - Le chiedo.
-Poco fa!
La mamma mi porge il fagotto che era ai suoi piedi e che non avevo ancora notato. Un bimba, mi dice. Non potevo crederci, avevo capito male? Sposto il cappellino per vedere come era la testa… proprio come quella di un bambino che era nato da poco. La mamma ci dice che ha partorito da sola, poi ha mandato i bimbi a chiamare la sorella perché la aiutasse con il cordone e la placenta. 

Il giorno dopo le portiamo del sapone e un po’ di zucchero.
- Avete già scelto il nome?
- Io non lo ricordo… Erithiene però lo sa! - ci dice la mamma.
- Erithiene, iri ti molenge? - “Come si chiama la bimba?"
- Martha!!!

I gemellini di cui avevo parlato nel post precedente crescono pian pianino. Ma hanno già fatto un grande progresso. La prima volta che li abbiamo pesati al dispensario, dopo dieci giorni dalla nascita, non avevano preso un etto. La bimba pesava 1950 grammi e il piccolo 2100. Siccome prendevano molto latte della mamma, e non avendo un latte apposta per neonati prematuri, abbiamo aiutato la mamma a nutrirsi meglio. Carne, riso, pesce… e dopo una settimana entrambi hanno preso 200 grammi. Un buon risultato! Sono davvero forti! Dopo più di una settimana anche loro ricevono il nome: Marta e Marco!


In questi giorni sono stata a Yolè, a pochi chilometri da Buar, a circa 90 km da Bozoum, ospite in un seminario minore gestito sempre dai carmelitani nel mezzo della savana centrafricana. La strada che ci separa da Buar non è diversa da quella per Bossentélé a parte l’ultimo pezzo. Parto alle 7 del mattino di domenica con P. Marcello, superiore della Yolé e venuto a Bozoum per un corso per le coppie che vogliono sposarsi. Carichiamo delle coppie che vengono da qualche villaggio della brousse e partiamo. Per strada, ci fermiamo per celebrare la Messa in un villaggio in una cappella costruita da mattoni di terra e paglia. La gente ci viene incontro con gioia; infatti era da 5 anni che non veniva celebrata Messa in quel villaggio.
Arriviamo alla Yolè per pranzo. Il seminario accoglie più di 60 ragazzi dall’ultimo anno della scuola elementare all’ultimo anno del liceo e fa parte di un complesso che contiene altri due seminari, quello francescano e quello diocesano. Conosco un altro padre missionario italiano e altri centroafricani e faccio conoscenza con alcuni ragazzini. 
Al mattino vado al dispensario del posto con una delle quattro suore indiane che stanno in seminario e conosco altre realtà. La sera, alcuni seminaristi del liceo tirano fuori il telescopio per osservare la Luna; il cielo infatti è stupendo e ci offre uno spettacolo meraviglioso.
Al ritorno viaggio con P. Norberto. Visito il seminario di S. Elia e una missione in cui svolgono servizio delle suore italiane nelle scuole e in un dispensario del posto. Lungo la strada ci fermiamo in altri villaggi per salutare e caricare un po’ di gente tra cui una mamma che tiene in braccio il suo bimbo di poche settimane e che viaggia accanto a me; sulle gambe porto l’altro suo bimbo che a sua volta tiene in braccio una ventina di uova. Tra una buca e l’altra parte del mio pensiero va al bimbo, l’altra alle uova.
Siamo ancora sulla strada quando scende il buio. I fuochi sono già accesi davanti alle capanne che costeggiano la strada. Tra un villaggio e l’altro, il nulla, se non la strada, qualche ponte dalle assi traballanti e la vegetazione della savana.

Come in Italia sta arrivando la primavera, qui la stagione delle piogge si avvicina. Ogni tanto, il cielo è minacciato da qualche nuvola e l’umidità e il caldo aumentano sempre di più, ma per adesso, almeno qui a Bozoum, non piove da Novembre. Oggi siamo arrivati a 38 gradi. Insieme al caldo, arrivano anche i manghi e da qualche giorno è iniziata la raccolta.




Erithiene


Al dispensario!


I bambini che vengono a salutarci al dispensario appena finisce la scuola





Cappella del villaggio nella brousse

Pronti per la Messa


Seminario minore Yolè

Piccoli pastori m'bororo



domenica 5 marzo 2017

Verso l'ospedale di Bossentélé



- Munju! Munju!
Urlano i bambini uscendo dalle capanne e saltellando quando mi vedono passare per la strada o arrivare al dispensario. Fino a poco tempo fa pensavo mi salutassero augurandomi il buongiorno. Solo dopo ho scoperto che non stavano dicendo “Bonjour” ma “Munju” che significa “bianco”, “europeo”. 
Ora quando sento così, mi giro: so che stanno chiamando me.

Lunedì scorso sono andata con P. Enrico all’ospedale di Bossentélé, una città a circa 90 km da Bozoum, per portare alcuni malati all’ospedale della missione. Infatti, l’ospedale non ha niente a che vedere con quello di Bozoum; gestito dai frati camilliani e dalle suore carmelitane, due delle quali lavorano lì come infermiere, è pulito e ben organizzato. 

Partiamo verso le 6.30 del mattino e carichiamo un po’ di gente di Bozoum e altra passando nei vari villaggi della brousse. E’ normale che la macchina si riempia quando si fa un viaggio, perciò con un po’ di persone sui sedili posteriori, altre nel cassettone di dietro e con un bimbo in braccio, ci inoltriamo a percorrere la strada sterrata e piena di buche in mezzo alla savana che ci separa da Bossentélé. 

Con noi viaggia una signora che qualche settimana fa è stata picchiata e torturata, accusata di aver mandato una maledizione che avrebbe causato ad un’altra signora una paralisi del braccio. Non è cosa rara che avvengano queste cose, anzi… Esiste ancora la credenza che se succede qualcosa di male a qualcuno, una malattia, un incidente o la morte improvvisa, è sempre colpa di qualcuno che avrebbe mandato la maledizione alla persona. Così, i familiari del malato si rivolgono allo stregone del villaggio il quale a sua volta indica la persona “colpevole”. E quest’ultima, accusata ingiustamente, subisce varie torture. Se i malcapitati dicono di non essere loro i colpevoli, per essere sicuri che stia dicendo la verità viene fatta a loro bere una sostanza velenosa; se sopravvivono e se non subiscono danni, vuol dire che diceva la verità. La signora è sopravvissuta a tutto questo, ma non senza danni come si può immaginare. Addirittura una volta, mentre era in ospedale, sono venuti per prenderla e picchiarla, minacciando il personale. La polizia le aveva consigliato di andarsene dal villaggio. Da quello che mi è stato raccontato prima di lei lo stregone aveva accusato un ragazzo di circa 20 anni che, sotto tortura, aveva detto che la colpevole era un’altra persona e ha indicato la prima che passava per la strada, ovvero la signora che stavamo portando all’ospedale. Per scusarsi, il ragazzino ha cercato in seguito di aiutare la signora, così una notte per metterla al sicuro se l’è caricata sulle spalle e ha percorso a piedi 10 chilometri al buio portandola in un altro villaggio al sicuro. 

Dopo pochi minuti ci fermiamo in un piccolo villaggio lungo la strada. Appena ci fermiamo, un gruppetto di bimbi e ragazzi ci accoglie e circonda la macchina. Tra di loro c’è un ragazzino sui 12 anni che ci viene incontro sorretto da una stampella di legno tutta rovinata; quando era più piccolo gli hanno dovuto amputare parte della gamba. Giocando a calcio la stampella si è consumata molto, mi viene spiegato, è per questo che ne abbiamo un’altra nuova di zecca. P. Enrico scende dalla macchina, gliela porge e lui tutto felice la prova ma è troppo corta di almeno una decina di centimetri… i falegnami hanno sbagliato le misure e il ragazzino dovrà aspettare ancora. 
Carichiamo ancora alcune persone, tra cui la mamma del ragazzino, incinta, insieme a suo marito e un altro figlio e torniamo sulla strada. Dopo circa 3 ore e dopo una breve pausa in “autogrill” (ovvero un albero pieno di formiche rosse, di quelle che morsicano) arriviamo a Bossentélé.

Arrivati all’ospedale accompagnamo i malati all’ingresso e incontriamo Suor Irene, la suora del Madagascar che lavora come infermiera. Ci dice che suor Giuseppina, italiana, è in sala operatoria per un cesareo urgente, una rottura d’utero. Così suor Irene mi fa fare un tour dell’ospedale. La degenza, la sala parto, la farmacia, il laboratorio… e infine la sala operatoria dove incontriamo suor Giuseppina, che con una mano sta tirando la barella con la paziente del cesareo e con l’altra tiene in alto una sacca di sangue. Purtroppo il bimbo non ce l’ha fatta.
Ci accertiamo che tutti i pazienti siano a posto, che chi si deve fermare più giorni abbia un posto dove restare a dormire la notte, e torniamo a casa nel pomeriggio.

Questa settimana io e Suor Lydie stiamo cercando di dedicarci ad un caso che ci siamo prese particolarmente a cuore. La moglie della sentinella che lavora alla missione ha partorito qualche giorno fa due gemelli, un maschio e una femmina, e si aspettavano solo un bimbo (l’ospedale di Bozoum non ha un ecografo). Sono nati prematuri e sono molto piccoli, ma come i bimbi sani e a termine, due giorni dopo sono stati dimessi dall’ospedale e portati nelle capanne. Stiamo cercando, nei limiti del possibile, con i pochi mezzi che abbiamo, e con i consigli di chi è in Italia e che ringrazio ancora tanto, di fare il possibile per questi gemellini.

A bien tôt!


Strada per Bossentélé

Sala parto dell'ospedale di Bossentélé













Al dispensario... con un gemello!