domenica 30 aprile 2017

Pasqua e compleanno africani... e il ritorno!




Sono tornata in Italia poco più di una settimana fa, ma ho pensato ugualmente di concludere questa esperienza, come questo blog, con un ultimo post (ultimo per il momento…).

L’ultimo giorno a Bozoum è stato il 16 Aprile. Festeggiare il mio compleanno lo stesso giorno di Pasqua e in Africa, è stato davvero il regalo più bello, e il più inaspettato. 

Cominciamo a festeggiare con la veglia del sabato sera, dopo una giornata di pioggia, con la benedizione del fuoco davanti alla chiesa. La Messa che segue è accompagnata, per quasi quattro ore, da preghiere, canti, danze e tanta gioia… viene celebrato un matrimonio e 110 persone tra bambini, ragazzi e adulti, vengono battezzati e ricevono la prima comunione. In seguito all’aspersione con l’acqua escono dalla chiesa per ritornare insieme tutti vestiti di bianco. Non appena finisce la celebrazione, i ragazzi vengono accompagnati nelle loro case tra canti e danze ed è spettacolare sentire, dalla collina dove sta la missione, i canti che scendono e si spargono per tutto il villaggio. La festa continua tutta la notte; quella sera vado a dormire, ancora una volta, accompagnata dal suono dei tamburi e dai canti… ma con un po’ più di gioia!

La mattina mi sveglio, e per fortuna il pensiero che sarebbe stato l’ultimo giorno a Bozoum viene soffocato dalla gioia del giorno. Indosso l’abito africano che mi sono fatta fare per il giorno di Pasqua e andiamo alla Messa, ancora una volta accompagnata da tanta gioia. I neo battezzati entrano in fila con un vestito più bello dell’altro. E ancora una volta, finita la celebrazione, vengono accompagnati nelle proprie case seguiti da canti e danze. E la festa continua… la musica si mischia con l’aria che si respira. 

Nel pomeriggio Suor Lydie mi accompagna per le capanne a salutare la gente e a fare gli auguri di Pasqua. Partiamo con un sacchetto pieno di caramelle e andiamo a trovare i nostri amici. Incontriamo la piccola Martha con la sua mamma, un gruppetto di bambini che mi prende in giro per come gesticolo, una ragazza che ho seguito un po’ in gravidanza e che ha partorito il giorno prima; è un maschietto, perciò non si chiamerà Marta anche lei, come aveva deciso! ;)
Tra le capanne ci accompagna anche Prudance, una ragazza di 27 anni. Ho avuto modo di conoscerla in questi mesi. Mi ha aiutato fin dall’inizio con la lingua insegnandomi le prime parole in Sango. Circa 15 anni fa, mentre stava andando a prendere l’acqua al pozzo, ha visto un serpente vicino a lei e scappando è caduta. Ciò le ha provocato un grave danno alla gamba e per questo è stata portata in un ospedale in Italia dove è stata ricoverata per diversi mesi. Tra l’italiano, il francese, il sango e le risate, riusciamo a capirci perfettamente.

Il giorno seguente saluto le ultime persone e preparo le valigie, non con poca fatica. P. Aurelio ci prepara la pizza al forno a legna (ok, bisognerebbe aprire una grande parentesi sul cibo, se non addirittura un post. Ma per il momento mi limito a dire che, sì, sono ingrassata in questi mesi. Forse l’unica persona che va in Africa e riesce ad ingrassare tra pizze, gelati, banane fritte e manioca… Dopotutto ho preso alla lettera il suggerimento delle suore “Mangia mangia, o l’Africa ti mangia”. E questo è il risultato.) dopodiché carichiamo le valige in macchina e parto insieme a P. Arland che era venuto da Bangui per aiutare durante la Settimana Santa.

Dopo circa sette ore di viaggio, tra strada sterrata e asfaltata e non poche buche (in una delle quali rompiamo addirittura il vetro posteriore della macchina) arriviamo a Bangui dove vengo ospitata, come quando sono arrivata, al Carmel. Ma se quando sono arrivata facevo fatica a parlare in una lingua che conoscevo davvero poco, questa volta riesco a condividere la mia esperienza con i ragazzi che mi ospitano… ed è magnifico. Il giorno dopo visito il mercato artigianale di Bangui e la cattedrale, dove Papa Francesco, nel 2015, ha aperto la prima porta della Misericordia. Il giorno dopo, alle 5.30 del mattino, sono già in aeroporto.

Dopo sei ore di viaggio arrivo in Marocco, dove mi fermo 24 ore. Fortunatamente, già a Bangui, incontro un signore italiano che lavora per una ONG in Centrafrica. Grazie a lui, tra un discorso e l’altro, non solo riporto alla mente tutto quello che ho vissuto in questi mesi, tutto quello che hanno visto i miei occhi, tutti i miei dubbi e le conoscenze sulla storia centrafricana, ma riesco a non perdermi in Marocco e a trovare albergo e altro senza problemi.

Sono tornata in Italia già con il cosiddetto mal d’Africa (anche fisico, dovuto dal viaggio probabilmente!); sono arrivata con dentro la valigia un tamburo africano, un sacchetto di arachidi, vari vestiti africani, memory card piene di foto e video… ma soprattutto con tante altre ricchezze per le quali non posso fare altro che ringraziare. Tra queste ricchezze, tanti sogni che ora hanno solo bisogno di essere nutriti per crescere.



Con Felicitè e Liliane



P. Aurelio e i neo battezzati

Io e Chyntia

Visita nelle capanne... e al nuovo nato!

A destra Prudance e a sinistra sua sorella Ida









Chyntia, io e Cherubin




Veglia di Pasqua






S. Messa di Pasqua!




Sulla strada per Bangui


Deserto del Sahara

Marco e Martha

martedì 4 aprile 2017

Le prime piogge




La stagione delle piogge si avvicina e qualche giorno fa ha piovuto per la prima volta dopo mesi. Quando piove, specialmente la sera, la temperatura si abbassa notevolmente, addirittura di 10 gradi, il che non dispiace! La stagione delle piogge vera e propria non è ancora iniziata perciò capita spesso che il cielo sia solo minacciato da grandi nuvoloni e la sera, quando fa buio, ci offra uno spettacolo di lampi e fulmini meraviglioso. Insieme alle piogge, cominciano a spuntare insetti di vario genere e varie grandezze: scarafaggi giganti, formiche rosse enormi, insetti volanti… i quali sono fonte di divertimento specialmente (e solo) per i bimbi che, sentendo urlare qualcuno dal dispensario, accorrono preoccupati.
- C’è un serpente?! - (Vedere un serpente, che qui è velenoso e il morso può causare la morte, giustificherebbe l’urlo e la fuga)
- No, sono degli scarafaggi grossi così! E fanno pure uno strano rumore!
E appena vedono suor Lydie che con la scopa li butta fuori, cominciano a ridere di gusto… almeno loro si divertono!

Due settimane fa (è da un po’ che non scrivo effettivamente) sono arrivati a Bozoum P. Davide e P. Giustino dall’Italia. Domenica siamo andati in un piccolo villaggio vicino a Bozoum, Kosso, per celebrare la Messa nella scuola nuova inaugurata ad Ottobre (la chiesa, di mattoni e paglia è bruciata a causa di un incendio). Dopo Messa, abbiamo appeso e benedetto la targa della scuola nuova con i nomi dei benefattori.

Sempre quella settimana, io e suor Lydie abbiamo partecipato ad una riunione con i rappresentanti degli ospedali e dei dispensari della zona con i responsabili di un progetto gestito da Cordaid, un’organizzazione internazionale che svolge diversi servizi in Africa. Questo progetto ha come obiettivo quello di finanziare alcuni servizi in queste strutture per migliorare lo sviluppo della sanità. Speriamo sia una buona occasione per la crescita del dispensario.

Questo weekend c’è stato il forum per i ragazzi in preparazione ad un pellegrinaggio che si terrà il prossimo weekend. Gli incontri hanno toccato vari temi molto importanti tra cui il ruolo della famiglia, le relazioni, la sessualità, l’educazione e la formazione. Infatti, dicevano, solo circa la metà della popolazione centroafricana sa leggere e scrivere e non sono pochi quelli che non sanno scrivere il proprio nome né conoscono la propria età. Molto spesso infatti al dispensario mi capita di chiedere l’età ad una persona che non la sa e di fare una stima. Inoltre, come già avevo scritto, sono ancora molto diffuse le credenze degli spiriti e dei poteri dello stregone, anche tra i cristiani e incontri come questi possono aiutare i ragazzi a riflettere un po' su queste non-realtà, se così si possono definire. Gli incontri sono stati molto partecipati e si sono conclusi con le partite di calcio dopo la Messa di domenica.

I giorni procedono, troppo velocemente… molti volti sono diventati famigliari e non è raro che la gente mi chiami per nome per strada (o con il “mio” soprannome munju). E’ bello, e in qualche modo, mi fanno sentire a casa.
… A parte quando passi davanti alla scuola durante la ricreazione e una marea di bimbi ti circondano perché vogliono giocare con te o toccarti le braccia, le mani, le unghie, i capelli o contarti i peli delle braccia, e allora, dopo aver provato senza successo a fargli fare qualche gioco, dici loro di correre verso la parte opposta del campo e ne approfitti per correre al riparo ma appena se ne accorgono cominciano a seguirti urlando. Ho pensato seriamente di essere presa e e travolta da 100 bimbi (non penso di sbagliarmi molto con la cifra).

Di cose da raccontare ce ne sarebbero molte. A cominciare dalle storie di ciascuna persona… Tante cose che il mio cuore medita ogni giorno… e ogni notte. Molte cose che non si possono descrivere, almeno per il momento, almeno su questo blog. 

Ecco ancora qualche foto, che forse riescono meglio a "parlare"!


Scuola vecchia di Kosso


Scuola nuova di Kosso




















Campo da calcio di Bozoum


P. Davide con i bimbi








mercoledì 15 marzo 2017

Nuove nascite e visita alla Yolè





Il dispensario di Bozoum si trova sotto la missione ed è una struttura che potrebbe essere paragonata ad un ambulatorio. E’ piuttosto grande ma purtroppo, siccome al momento ci siamo solo io e suor Lydie, utilizziamo solo una stanza. La settimana scorsa è arrivato Alberto, un volontario italiano che lavora come dentista a Buar, una città non molto lontana da qui, per visitare i pazienti di Bozoum. Infatti, una stanza del dispensario è adibita a studio dentistico ma purtroppo, siccome mancano volontari, non viene quasi mai usata.

Appena arriviamo al dispensario ogni mattina, alle 7.30, ci accoglie Erithiene, un bimbo di 3 o 4 anni.
- Marta! Marta! 
Arriva saltellando dalla sua capanna che si trova sotto il dispensario. Si toglie le ciabatte e sale per gli scalini del dispensario. Una mattina era piuttosto agitato tanto che è riuscito a far arrabbiare suor Lydie ed è tornato a casa piangendo. La mamma, arrabbiata, è uscita dalla capanna e ha urlato qualcosa in sango.
- Mi sa che la mamma è un po’ arrabbiata. Appena finiamo di lavorare facciamo un passo da loro per risolvere la situazione.

Finiamo di lavorare per le 12.30, dopodiché scendiamo e arriviamo alla sua capanna.
- Erithiene!
Il bimbo esce dalla capanna con quel sorriso con cui ci accoglie ogni mattina. 
- Sono venuta per scusarmi! - dice la suora
- Tènè ada ape, ma soeur! - Non c’è problema.
Ci sporgiamo per vedere se la mamma era nella capanna. Lei, da seduta, alza un poco la testa per vederci ma non si alza. Aveva il viso raggiante. Entriamo nella capanna e ci sediamo vicino a lei. La suora e la mamma si scambiano qualche parola in sango, dopodiché la suora mi guarda. 
- La mamma ha partorito.
- Quando? - Le chiedo.
-Poco fa!
La mamma mi porge il fagotto che era ai suoi piedi e che non avevo ancora notato. Un bimba, mi dice. Non potevo crederci, avevo capito male? Sposto il cappellino per vedere come era la testa… proprio come quella di un bambino che era nato da poco. La mamma ci dice che ha partorito da sola, poi ha mandato i bimbi a chiamare la sorella perché la aiutasse con il cordone e la placenta. 

Il giorno dopo le portiamo del sapone e un po’ di zucchero.
- Avete già scelto il nome?
- Io non lo ricordo… Erithiene però lo sa! - ci dice la mamma.
- Erithiene, iri ti molenge? - “Come si chiama la bimba?"
- Martha!!!

I gemellini di cui avevo parlato nel post precedente crescono pian pianino. Ma hanno già fatto un grande progresso. La prima volta che li abbiamo pesati al dispensario, dopo dieci giorni dalla nascita, non avevano preso un etto. La bimba pesava 1950 grammi e il piccolo 2100. Siccome prendevano molto latte della mamma, e non avendo un latte apposta per neonati prematuri, abbiamo aiutato la mamma a nutrirsi meglio. Carne, riso, pesce… e dopo una settimana entrambi hanno preso 200 grammi. Un buon risultato! Sono davvero forti! Dopo più di una settimana anche loro ricevono il nome: Marta e Marco!


In questi giorni sono stata a Yolè, a pochi chilometri da Buar, a circa 90 km da Bozoum, ospite in un seminario minore gestito sempre dai carmelitani nel mezzo della savana centrafricana. La strada che ci separa da Buar non è diversa da quella per Bossentélé a parte l’ultimo pezzo. Parto alle 7 del mattino di domenica con P. Marcello, superiore della Yolé e venuto a Bozoum per un corso per le coppie che vogliono sposarsi. Carichiamo delle coppie che vengono da qualche villaggio della brousse e partiamo. Per strada, ci fermiamo per celebrare la Messa in un villaggio in una cappella costruita da mattoni di terra e paglia. La gente ci viene incontro con gioia; infatti era da 5 anni che non veniva celebrata Messa in quel villaggio.
Arriviamo alla Yolè per pranzo. Il seminario accoglie più di 60 ragazzi dall’ultimo anno della scuola elementare all’ultimo anno del liceo e fa parte di un complesso che contiene altri due seminari, quello francescano e quello diocesano. Conosco un altro padre missionario italiano e altri centroafricani e faccio conoscenza con alcuni ragazzini. 
Al mattino vado al dispensario del posto con una delle quattro suore indiane che stanno in seminario e conosco altre realtà. La sera, alcuni seminaristi del liceo tirano fuori il telescopio per osservare la Luna; il cielo infatti è stupendo e ci offre uno spettacolo meraviglioso.
Al ritorno viaggio con P. Norberto. Visito il seminario di S. Elia e una missione in cui svolgono servizio delle suore italiane nelle scuole e in un dispensario del posto. Lungo la strada ci fermiamo in altri villaggi per salutare e caricare un po’ di gente tra cui una mamma che tiene in braccio il suo bimbo di poche settimane e che viaggia accanto a me; sulle gambe porto l’altro suo bimbo che a sua volta tiene in braccio una ventina di uova. Tra una buca e l’altra parte del mio pensiero va al bimbo, l’altra alle uova.
Siamo ancora sulla strada quando scende il buio. I fuochi sono già accesi davanti alle capanne che costeggiano la strada. Tra un villaggio e l’altro, il nulla, se non la strada, qualche ponte dalle assi traballanti e la vegetazione della savana.

Come in Italia sta arrivando la primavera, qui la stagione delle piogge si avvicina. Ogni tanto, il cielo è minacciato da qualche nuvola e l’umidità e il caldo aumentano sempre di più, ma per adesso, almeno qui a Bozoum, non piove da Novembre. Oggi siamo arrivati a 38 gradi. Insieme al caldo, arrivano anche i manghi e da qualche giorno è iniziata la raccolta.




Erithiene


Al dispensario!


I bambini che vengono a salutarci al dispensario appena finisce la scuola





Cappella del villaggio nella brousse

Pronti per la Messa


Seminario minore Yolè

Piccoli pastori m'bororo



domenica 5 marzo 2017

Verso l'ospedale di Bossentélé



- Munju! Munju!
Urlano i bambini uscendo dalle capanne e saltellando quando mi vedono passare per la strada o arrivare al dispensario. Fino a poco tempo fa pensavo mi salutassero augurandomi il buongiorno. Solo dopo ho scoperto che non stavano dicendo “Bonjour” ma “Munju” che significa “bianco”, “europeo”. 
Ora quando sento così, mi giro: so che stanno chiamando me.

Lunedì scorso sono andata con P. Enrico all’ospedale di Bossentélé, una città a circa 90 km da Bozoum, per portare alcuni malati all’ospedale della missione. Infatti, l’ospedale non ha niente a che vedere con quello di Bozoum; gestito dai frati camilliani e dalle suore carmelitane, due delle quali lavorano lì come infermiere, è pulito e ben organizzato. 

Partiamo verso le 6.30 del mattino e carichiamo un po’ di gente di Bozoum e altra passando nei vari villaggi della brousse. E’ normale che la macchina si riempia quando si fa un viaggio, perciò con un po’ di persone sui sedili posteriori, altre nel cassettone di dietro e con un bimbo in braccio, ci inoltriamo a percorrere la strada sterrata e piena di buche in mezzo alla savana che ci separa da Bossentélé. 

Con noi viaggia una signora che qualche settimana fa è stata picchiata e torturata, accusata di aver mandato una maledizione che avrebbe causato ad un’altra signora una paralisi del braccio. Non è cosa rara che avvengano queste cose, anzi… Esiste ancora la credenza che se succede qualcosa di male a qualcuno, una malattia, un incidente o la morte improvvisa, è sempre colpa di qualcuno che avrebbe mandato la maledizione alla persona. Così, i familiari del malato si rivolgono allo stregone del villaggio il quale a sua volta indica la persona “colpevole”. E quest’ultima, accusata ingiustamente, subisce varie torture. Se i malcapitati dicono di non essere loro i colpevoli, per essere sicuri che stia dicendo la verità viene fatta a loro bere una sostanza velenosa; se sopravvivono e se non subiscono danni, vuol dire che diceva la verità. La signora è sopravvissuta a tutto questo, ma non senza danni come si può immaginare. Addirittura una volta, mentre era in ospedale, sono venuti per prenderla e picchiarla, minacciando il personale. La polizia le aveva consigliato di andarsene dal villaggio. Da quello che mi è stato raccontato prima di lei lo stregone aveva accusato un ragazzo di circa 20 anni che, sotto tortura, aveva detto che la colpevole era un’altra persona e ha indicato la prima che passava per la strada, ovvero la signora che stavamo portando all’ospedale. Per scusarsi, il ragazzino ha cercato in seguito di aiutare la signora, così una notte per metterla al sicuro se l’è caricata sulle spalle e ha percorso a piedi 10 chilometri al buio portandola in un altro villaggio al sicuro. 

Dopo pochi minuti ci fermiamo in un piccolo villaggio lungo la strada. Appena ci fermiamo, un gruppetto di bimbi e ragazzi ci accoglie e circonda la macchina. Tra di loro c’è un ragazzino sui 12 anni che ci viene incontro sorretto da una stampella di legno tutta rovinata; quando era più piccolo gli hanno dovuto amputare parte della gamba. Giocando a calcio la stampella si è consumata molto, mi viene spiegato, è per questo che ne abbiamo un’altra nuova di zecca. P. Enrico scende dalla macchina, gliela porge e lui tutto felice la prova ma è troppo corta di almeno una decina di centimetri… i falegnami hanno sbagliato le misure e il ragazzino dovrà aspettare ancora. 
Carichiamo ancora alcune persone, tra cui la mamma del ragazzino, incinta, insieme a suo marito e un altro figlio e torniamo sulla strada. Dopo circa 3 ore e dopo una breve pausa in “autogrill” (ovvero un albero pieno di formiche rosse, di quelle che morsicano) arriviamo a Bossentélé.

Arrivati all’ospedale accompagnamo i malati all’ingresso e incontriamo Suor Irene, la suora del Madagascar che lavora come infermiera. Ci dice che suor Giuseppina, italiana, è in sala operatoria per un cesareo urgente, una rottura d’utero. Così suor Irene mi fa fare un tour dell’ospedale. La degenza, la sala parto, la farmacia, il laboratorio… e infine la sala operatoria dove incontriamo suor Giuseppina, che con una mano sta tirando la barella con la paziente del cesareo e con l’altra tiene in alto una sacca di sangue. Purtroppo il bimbo non ce l’ha fatta.
Ci accertiamo che tutti i pazienti siano a posto, che chi si deve fermare più giorni abbia un posto dove restare a dormire la notte, e torniamo a casa nel pomeriggio.

Questa settimana io e Suor Lydie stiamo cercando di dedicarci ad un caso che ci siamo prese particolarmente a cuore. La moglie della sentinella che lavora alla missione ha partorito qualche giorno fa due gemelli, un maschio e una femmina, e si aspettavano solo un bimbo (l’ospedale di Bozoum non ha un ecografo). Sono nati prematuri e sono molto piccoli, ma come i bimbi sani e a termine, due giorni dopo sono stati dimessi dall’ospedale e portati nelle capanne. Stiamo cercando, nei limiti del possibile, con i pochi mezzi che abbiamo, e con i consigli di chi è in Italia e che ringrazio ancora tanto, di fare il possibile per questi gemellini.

A bien tôt!


Strada per Bossentélé

Sala parto dell'ospedale di Bossentélé













Al dispensario... con un gemello!