Sono tornata in Italia poco più di una settimana fa, ma ho pensato ugualmente di concludere questa esperienza, come questo blog, con un ultimo post (ultimo per il momento…).
L’ultimo giorno a Bozoum è stato il 16 Aprile. Festeggiare il mio compleanno lo stesso giorno di Pasqua e in Africa, è stato davvero il regalo più bello, e il più inaspettato.
Cominciamo a festeggiare con la veglia del sabato sera, dopo una giornata di pioggia, con la benedizione del fuoco davanti alla chiesa. La Messa che segue è accompagnata, per quasi quattro ore, da preghiere, canti, danze e tanta gioia… viene celebrato un matrimonio e 110 persone tra bambini, ragazzi e adulti, vengono battezzati e ricevono la prima comunione. In seguito all’aspersione con l’acqua escono dalla chiesa per ritornare insieme tutti vestiti di bianco. Non appena finisce la celebrazione, i ragazzi vengono accompagnati nelle loro case tra canti e danze ed è spettacolare sentire, dalla collina dove sta la missione, i canti che scendono e si spargono per tutto il villaggio. La festa continua tutta la notte; quella sera vado a dormire, ancora una volta, accompagnata dal suono dei tamburi e dai canti… ma con un po’ più di gioia!
La mattina mi sveglio, e per fortuna il pensiero che sarebbe stato l’ultimo giorno a Bozoum viene soffocato dalla gioia del giorno. Indosso l’abito africano che mi sono fatta fare per il giorno di Pasqua e andiamo alla Messa, ancora una volta accompagnata da tanta gioia. I neo battezzati entrano in fila con un vestito più bello dell’altro. E ancora una volta, finita la celebrazione, vengono accompagnati nelle proprie case seguiti da canti e danze. E la festa continua… la musica si mischia con l’aria che si respira.
Nel pomeriggio Suor Lydie mi accompagna per le capanne a salutare la gente e a fare gli auguri di Pasqua. Partiamo con un sacchetto pieno di caramelle e andiamo a trovare i nostri amici. Incontriamo la piccola Martha con la sua mamma, un gruppetto di bambini che mi prende in giro per come gesticolo, una ragazza che ho seguito un po’ in gravidanza e che ha partorito il giorno prima; è un maschietto, perciò non si chiamerà Marta anche lei, come aveva deciso! ;)
Tra le capanne ci accompagna anche Prudance, una ragazza di 27 anni. Ho avuto modo di conoscerla in questi mesi. Mi ha aiutato fin dall’inizio con la lingua insegnandomi le prime parole in Sango. Circa 15 anni fa, mentre stava andando a prendere l’acqua al pozzo, ha visto un serpente vicino a lei e scappando è caduta. Ciò le ha provocato un grave danno alla gamba e per questo è stata portata in un ospedale in Italia dove è stata ricoverata per diversi mesi. Tra l’italiano, il francese, il sango e le risate, riusciamo a capirci perfettamente.
Il giorno seguente saluto le ultime persone e preparo le valigie, non con poca fatica. P. Aurelio ci prepara la pizza al forno a legna (ok, bisognerebbe aprire una grande parentesi sul cibo, se non addirittura un post. Ma per il momento mi limito a dire che, sì, sono ingrassata in questi mesi. Forse l’unica persona che va in Africa e riesce ad ingrassare tra pizze, gelati, banane fritte e manioca… Dopotutto ho preso alla lettera il suggerimento delle suore “Mangia mangia, o l’Africa ti mangia”. E questo è il risultato.) dopodiché carichiamo le valige in macchina e parto insieme a P. Arland che era venuto da Bangui per aiutare durante la Settimana Santa.
Dopo circa sette ore di viaggio, tra strada sterrata e asfaltata e non poche buche (in una delle quali rompiamo addirittura il vetro posteriore della macchina) arriviamo a Bangui dove vengo ospitata, come quando sono arrivata, al Carmel. Ma se quando sono arrivata facevo fatica a parlare in una lingua che conoscevo davvero poco, questa volta riesco a condividere la mia esperienza con i ragazzi che mi ospitano… ed è magnifico. Il giorno dopo visito il mercato artigianale di Bangui e la cattedrale, dove Papa Francesco, nel 2015, ha aperto la prima porta della Misericordia. Il giorno dopo, alle 5.30 del mattino, sono già in aeroporto.
Dopo sei ore di viaggio arrivo in Marocco, dove mi fermo 24 ore. Fortunatamente, già a Bangui, incontro un signore italiano che lavora per una ONG in Centrafrica. Grazie a lui, tra un discorso e l’altro, non solo riporto alla mente tutto quello che ho vissuto in questi mesi, tutto quello che hanno visto i miei occhi, tutti i miei dubbi e le conoscenze sulla storia centrafricana, ma riesco a non perdermi in Marocco e a trovare albergo e altro senza problemi.
Sono tornata in Italia già con il cosiddetto mal d’Africa (anche fisico, dovuto dal viaggio probabilmente!); sono arrivata con dentro la valigia un tamburo africano, un sacchetto di arachidi, vari vestiti africani, memory card piene di foto e video… ma soprattutto con tante altre ricchezze per le quali non posso fare altro che ringraziare. Tra queste ricchezze, tanti sogni che ora hanno solo bisogno di essere nutriti per crescere.
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| Con Felicitè e Liliane |
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| P. Aurelio e i neo battezzati |
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| Io e Chyntia |
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| Visita nelle capanne... e al nuovo nato! |
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| A destra Prudance e a sinistra sua sorella Ida |
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| Chyntia, io e Cherubin |
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| Veglia di Pasqua |
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| S. Messa di Pasqua! |
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| Sulla strada per Bangui |
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| Deserto del Sahara |
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| Marco e Martha |
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